sarebbe bastato che la madre di quel figlio leggittimo, di cui sei nutrito illeggittimamente, avesse espressola sua idea: saresti rimasta vedova di quelle risposte che nel corso dei tuoi anni ti sono state spiegate.
sono da nessuno obbligato a sentirmi legato a voi, per i motivi insensati che mi esponete, senza contare l’estrema razionalità che ne converrebbe dalle mie motivazioni, certo nel vostro immaginario non più esistenti, certo dal vostro inconscio dimenticate; accantonate alla vostra appartenenza intellettuale v’é quello che innavvertitamente esprimete, non rendendovi conto di come vi poniate di fronte ad una persona “sana” intellettivamente (secondo la vostra concezione di sano), essa che è capace di pensare, non solo capace di convincersi di essere capace di farlo. non v’é nausea così capiente da inserirci questi credo; non v’é un’anima capace di potermi dire la stessa cosa.
Novembre 18, 2009
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è curioso, come quasi stessi per accarezzare dei pixel, aspettando delle lacrime che ho solo immaginato, ed assaporarle come fosse la tua guancia appena da me baciata, anch’essa magnificamente bagnata, d’un acqua assai saporita: dell’acqua delle tue emozioni. ci siamo scossi l’un l’altro, in un giornata che sembrava dovesse finire come tutte le altre, insapore e povera d’esperienze di questo tipo, rassicuranti quanto struggenti.
a presto.
Novembre 9, 2009
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di sorpresa, si presenta un’altra notte insonne. fatta di suoni dimenticati e di sensazioni rimurginate sotto folte coperte. i suoni li avevo dimenticati ma sono sempre quelli, indimenticabili, autistici e fastidiosi, fastidiosi da odiarli. poi un principio di disperazione nel non sapere come riparare questa situazione, già rotta, già sensibile nel suo sospirare voglia di stimoli. tutto si riduce nel fare una passeggiata nel buio, per raggiungere il bagno, e trovarvi molte meno novità. e la stanchezza di quest’autismo anche che aiuta a non sopportare, a non poter più sostenere un intero paese..un paese grande quanto ingovernabile. e la gente chiede e pretende e fa le solite domande e non si rende conto e non capisce che quello stagno non è e non ha mai fatto parte di me; irremovibile mi trovo a farmi sparire, in un concetto molto più ampio, nel suo apparire offuscato e nebbioso: la concretezza del mio volere si fa forte sotto questo velo esausto di far buon gioco. ne rimango sfatto ed incapace di reagire, di dirti la verità e di aver piacere di riconoscerti, ciò molto più comprensibilmente. nonostante l’orario e quello che dovrebbe essere il mio stato d’animo trovo lucidità nel fluire dei pensieri, come eterna soddisfazione nel raccontare impressioni di un attimo molto più che fuggente: colto esanime da quella ragnatela dell’inespressività che governa il nostro autocommiseramento, com’è vero che praticamente non scriviamo più con la penna. non sto neanche a pormi il problema se sia il caso di correggere, facciamo che debba tutto andare avanti così e basta..basta conoscere il proprio strumento ed affinare la tecnica con cauta e ridondante pratica..eterno esercizio libellulico. se la grammatica si presenterà ostera ed infame, tale probabilmente rimarrà..in un germanico fare frettoloso mi rendo conto dell’importantissima importanza di quest’attimi che non devo far scivolare dalla mia stretta di mano. una stretta non d’intesa, sia chiaro. mi rendo conto che mi manca qualcosa..non mento. l’incauto ottenerlo secondo la facilità che mi si presenta è inquetante, nonché, per la mia psiche, insostenibile. rimaniamo silenti tra legno e rifiuti..come l’oscillare dell’eterno ritorno marino..facciamo si che queste parole evaporino, nel loro inutile cercare di evocare qualcosa che hai abbandonato da tempo, e che di certo non ritroverai nelle patatine.
Novembre 2, 2009
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veemente, irriverente, irrimediabilmente. sono lontano tantissimo da mondi che sono vicini, passeggio. tu intanto prendi in giro cose che non conosci, si, lo fai..al massimo le conosci perchè ne hai tratto un giudizio pressappochisticamente di nicchia..a tuo modo, come praticamente chiunque, sei un fallito. mi lascio perciò travolgere dal canto delle sirene, sognandone uno nuovo e mio. cammino ma poco a spasso..e sogno persone e soprattutto ragazze che poi incontrano gli altri e non io, che, dopo averle si sognate, vorrei ancor di più infilarmici dentro, senza alcuno bla bla. non se ne può più di quell’auto-glorificazione da adulto infantile, da trentenne fallito che gioca con il trentottenne assoggettato. le urla non sono male, altro che le sirene. e si torna ad un perno che blocca il mio lazo danzante, eterno ritorno del mio intelletto sulle sue stesse falle. cerco e trovo e desidero altro, attendo date indate. è finto. non c’è gloria..se c’è ne é ve n’é solo per bastardi. certe cose fanno cacare. sempre, sempre mi trovo ad attendere. mentre mi regalano oggettistica di pessimo gusto. a me mica mi piacciono così molto queste cose. pur essendo giovine io i giovani li odio, ronzano. universitari che “no wìquesto computer per l’uni lo voglio tenere senza schifezze e stronzate”, quelli che parlanoparlanoparlanoparlanoparlanoparlanoparlanoparlanoparlanoparlanoparlanoparlanoparlanoparlanoparlanoparlanoparlanoparlanoparlanoparlanoparlanoparlanoparlanoparlanoparlanoparlanoparlanoparlano e tutto ha il significato di questa onomatopea: prot.
Ottobre 22, 2009
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stupidamente cerco di concentrarmi con oggetti di distrazione, come, allo stesso modo, sto scrivende all’ascolto di musiche oniriche che allo stesso tempo sono razionali, distraendo la realtà dei miei punti di vista, portando la mia immaginazione lontano dalla linea guida iniziale prestabilita.
non che sia riuscito a protrarre tale linea guida ad un numero di frasi maggiore di quanto comunque non lo sia. cerco distrazione perchè sono frustrato, non ne riesco a venire a capo. lo leggo anche negli errori sul battere tasti in modo frettoloso, come se dovessi arrivare subito su un concetto che ancora non è su una solida base. e nel palato una coltre pastosa si deposita in attesa di essere sfamata, essa, affamata di una fame velenosa. nonostante tutto questo subire riesco comunque a delucidare le mie idee su tali considerazioni, rendendole consapevolezze della mia indesideratissima tossicodipendenza. ho visto peraltro alleggerire notevolente delle cifre che avrei conservato, sempre allo scopo di consumarle, ma in modo certamente differente. mantenendomi in tale posizione v’é uno scontro tra titani minuscoli; non percepisco a pieno quelle certezze prima citate.
la superficialità che mi ha coinvolto viene accantonata vicino alla sua molestia, facendosi che questa vada avanti quasi indisturbata. fortunatamente sono padrone di una notevole forza che riesce ad accecare le assurde voglie di questa razional-sociale superficialità, che sempre spera di poter scavare i miei occhi. comunque, anche ora, cerco distrazioni. come fossero pause del mio pensare. figurarsi se in questi momenti trovo quel che cerco.
ma adesso parliamo un pò di te..dimmi..
Ottobre 6, 2009
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non v’é che un fasto ripudiare quanto circonda la soluzione della maggior parte dei problemi italiani; la soluzione che é davanti agli occhi di molti, ormai, è soggiogata dal pudico ridere di un giovine operaio che v’imita la madre con fare goliardico e giocoso. tutt’espressione di quanto la lettura della soluzione v’é allontanata dall’irrazionalmente razionale distrarsi di fronte all’immane portata di un discorso ricostituente; è quindi la semplicità di ber birra o fumar sigarette diventa l’ideale scivolo del possibile pensare per raggiungere quella semplice soluzione sovente celata nell’immagine. s’aggiunge l’incapacità di gestire un’immagine, per cui un sorriso non viene visto come l’immensa enciclopedia di spiegazioni ch’effettivamente é..nonstante sia lì..ed inconsciamente o non i presenti tutti l’han visto. l’ho pensato in non troppo tempo, con la lucidità di questa calligrafia, sfruttando la scintilla buttata nel mio pagliaio. e poi mi ritrovo stanco. e devo stendermi. e riuscire a riposare.
Settembre 9, 2009
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più mi guardo i piedi e più capisco che non ci sono..dove dovrei essere..me lo chiedo ossessivamente. ormai mi è scomodo camminare qui, è tormentante trovo il dover riconoscere sempre qualcuno, perchè qua troppo conosco. quindi provvedo nel girare in un involucro, nella speranza del totale anonimato..nella speranza di riuscire almeno a leggere. ed è proprio in questo momento che si fanno vivi un sacco di bisogni. nonostante tutto mi scopro ostinato, e credo di poter esser capace di realizzare comunque qualché di buono. infatti l’inconscio lancia le distrazioni e gli occhiali si appannano perchè vogliono giocare.
quanta è la superficialità che bisogna subire, da qui principia il mio voler vivere dove la mia conoscenza non sa capire e carpire, onde le mie passeggiate risulteranno sole, finalmente sole. in quei momenti in cui solo le immagini parleranno, dove gli stereotipi saranno offuscati da un linguaggio completamente estraneo alla mia culturale natura..quanto mi appagherà essere nessuno. quanto il mio intenstino si allieterà.
è nell’apparire che quelle ambizioni sociali istituite nel dopoguerra prendono forma in quegli ambienti in cui “l’odiens” è ampio, in quelle situazioni societarie in cui i bilanci fanno cadere i muri dalle quantità di nulla che vi si commercia. è qui che ci si sente degli eroi per aver vinto, ed è qui che la concezione della politica in italia si è arenata, nel vedere le elezioni come l’ennesimo scontro diretto in cui chi vincerà sarà necessariamente il più forte. nient’altro che delle infantili tirate di capelli, delle intramontabili sfide insensate; degli atteggiamenti da circensi impazziti, a schiaffeggiare i propri ” averi”(possedimenti). i non aventi coscienza sono soggiogati dalle loro stesse lamentele..non esistono soddisfazoni permanenti, durature. la loro partecipazione felice rischierebbe fin troppo se fosse lunga, stabile; deve comunque essere accanita, mostrare fame rabbiosa..dev’essere frustrata: è così che si mantiene stabile la presenza di affamati di vittorie/vendette/conquiste/ecc. così come in una fiction..ciò che effettivamente è. i genitori non si preoccupano di capire queste cose per poterle insegnare ai loro figli, ma semplicemente gli ricordano ogni giorno che devono guardare a sinistra e destra prima di attraversare.
ma che fà la gente?
Agosto 8, 2009
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quanta palpabile inconsistenza domina queste giornate. tali da ungersi in sostanze invadenti, degne di insoliti vaneggi afosi, nell’impazzire degli odori evocati dal cemento. nell’insopportabilità del qualunque rischio la noia, la rasento: noia certo da n maiuscola, l’entità madre del non provare nulla, del non riuscire a far nulla. gli amici non ci sono, non ci sono più, forse non li voglio più..i luoghi amici sono ormai struprati quotidianamente; nulla mi rimane. neanche le lenti degli occhiali si riescono a pulire..è tutto così sporco. mi sembra sia ora di cambiare tutto, anche la pelle. hai presente quella sensazione quando credi che tutto ti insegua? fondamentalmente quando ti senti in gabbia..senza far riferimento a persecuzioni, sia chiaro. quando l’acqua non basta, e quando desideresti l’amore di una donna che chiaramente adesso non credi che esista. oppure non c’hai mai parlato. oppure non sei mai stato capace di farlo(!); forse perchè tentavi di intenerire qualcun’altro, con belle parole e quantaltro. quanto schifo..davvero. non posso neanche camminare tranquillo, che in questa città incontrerei sicuramente qualcuno, perchè nella mia vita ho dovuto conoscere chiunque dio cane. voglio cambiare aria. quanta stanchezza. e quanto unto sudore. è un’invasione di cose..irrimediabile tentativo di ri-approprizzazione di un non mai appartenutoti; tra mini-korg e tastierine casio. il disco non gira ed io cerco banale rifugio nella caffeina, nel più delle sue forme. riesco solo a notare cose deprimenti..tra tutti i vari social network poi..dove posso ammirare due persone che discutono sul pene di siffredi di fronte ad un pubblico che ride a pulsante. la creatività sfocia in questo, per questi due simpaticoni che sembra facciano una sfida di freestyle di battute sul cazzo di rocco. persone varie condividono queste cose, ed io, in quanto loro “contatto”, divento partecipante alla loro condivisione..si suppone che costoro condividano queste cose per divertire: come potrei fare a non deprimermi? è una specie di nonsense decadente, di fattispecie latrinica, dis-eterogenea. questa città mi ha stancato, e ci ho vissuto per solo 7 anni e mezzo..e chi c’è nato, mi chiedo com’abbia resistito: con tutto il bene che gli voglio, e che vi voglio..devo andarmene(anche se non proprio domani.). non posso permettermi un finale del genere, lo rimando ad ottobre, o forse novembre. varie persone confessano che gli manco, chissà come saranno tra circa un anno. ammetto che manca poco e lo avverto, ma soffro d’impazienza. vacca dio.
Luglio 23, 2009
Categorie: Uncategorized . . Autore: mauromrk . Commenti: Lascia un Commento
unto, la percezione di polvere grassa sulle mani e quell’incredibile fastidio trattante la consapevolezza di non potersi togliere di dosso nulla. fastidio insofferente. nell’arco di cento metri c’erano il venezuela ed il texas, inconcepibilmente, nel cantiere di un fiume..mentre qualcuno costruiva la natura c’era qualcun’altro che sudava e si rotolava nello zozzo, dopo aver bevuto cose calde e di uno schifo schifoso. purtroppo non posseggo dei cingolati con cui passeggiare, altrimenti sarei stato più a mio agio e senz’altro ne avrei approfittatto per appiattellare un qualcuno qualunque..la scelta era immensa. l’aridità, anche nelle idee, ancor più tristemente nel non luogo dove queste nascevano; proprio lì l’aridità mangiava i miei desideri creandomi surrelista-nonsense nello sfogo di un non sviluppo deprimente. quante soddisfazioni hanno cessato di pretendere di poter esistere, quante realtà ho riscoperto presenti..le avevo dimenticate molto volenterosamente. e quanta disidratazione devo sopportare, propr’io che non ne so stare insieme, che la soffro. quanto tempo servito a poco, a desiderare d’essere altrove, ma con le stesse persone con cui comunque eravamo lì; almeno questo. poi in periodo di luna calante, in cui ogni forza propositiva s’è auto sotterrata nella mia stessa incapacità di mantenere vigorosa una incerta dignità che non ricordo di aver mai avuto, nel tentativo di auto-punizione fisica, da parte di quell’intelligenza frustata e frustrata. e non ce ne metto qui di parentesi, era tutto parte di un niente avente forma, di un tutto in generale..la mediocrità scialba sposata con una blasfemia di convenienza tipica della più vicina pianura. il sudore nella sua olezzosità più acida, pronto ad attingere a corpi terzi con le sue azioni; terzi che vogliono dimostrare altro: ma, perbacco, terzi presenti in un contesto in cui la propria forza intellettuale era depotenzializzata, offuscata ed annerita da tutto quel sudore, acido ed onnipresente. c’era più creatività in alcuni-non-più-giovani che tentavano di stendere lattine con i sassi, che poi era cornice di qualcos’altro..qualcos’altro presente solo in quella zona d’ombra, e nelle menti di qualcuno di noi. ed alcuni facevano il fuoco, senza conoscere minimamente cosa evocavano; anzi ne traevano poi forza per cucinare dei cadaveri..per cospargere l’aria di altro grasso sciolto, unto e schifoso.
ascolto tragedia..non potrei fare altro..traducendo tutto il loro amore in sfoghi rabbiosi da giovine che comunque sarebbe rimasto insoddisfatto.
Luglio 12, 2009
Categorie: Uncategorized . . Autore: mauromrk . Commenti: Lascia un Commento
tutte queste giornate osservo “kili” di foto, di parole e di immagini; lo faccio da reietto..da uomo seduto 12 o più ore al giorno sulla stessa sedia, che si prende solo adesso i suoi 10 minuti per dimenticare tutte le cose geniali che ha pensato oggi, perchè è convinto che quanto più sarebbe godurioso adesso è una doccia; lo dice senza trionfare nella banalità, ma dopo accumuli di quelle cifre prima citate. gli viene da pensare a persone amiche, e fortemente considerate tali, che apertamente hanno rischiato di confessargli del nulla, un nulla di forse preziosissimo valore nel tutto della sua mente, della sua chiamiamola conoscenza. ma molto più forte è la voglia di camminare, che credo fortemente proporzionale a tutta la situazione venutasi a creare in un tempo indeterminale che potrebbe erroneamente risalire in un arco di 6 mesi, e per altre questioni di credo 12 mesi. faccio fatica dunque a vedere le cose chiaramente, penso che ne possa essere specchio questo fanfugliare parole-concetti-idee. vivo di cose finte che mi insegnano la realtà: è una prassi più che quotidiana al giorno d’oggi, è solo che io non ne ero abituato e bisogna capirmi; bisogna istruirmi? la risposta se fossi io stesso a darmela la sbaglierei anche se fosse quella giusta, è una questione di competenza. epidermicamente parlando subisco i maggiori sopprusi di tutto ciò che sto narrando, il problema è che nessuno vede così bene la complementarità di certi elelmenti nel loro folle comporre l’insieme che erroneamente appare. non che io ci riesca, come già intuibile; forte problema inoltre è il mio cadere in un bieco e malsano senso di autocompiacimento che fa schifo..non solo che fa schifo a me, farebbe schifo in generale. quante intestinali controversie sono in posizione di inopugnabilità di fronte queste tesi così per l’appunto avvalorate dal loro stesso esistere, nel loro dove e come. è una nausea profonda che prende piede organicamente perchè mai sua espressione fu così sana ed eloquente, creante un rapporto di materia e concettualità terribile nel senso che vengono i brividi dalle percezioni di realtà che ne derivano. ho proprio ora il naso appoggiato su questi concetti di chiara matrice incoscia, visto che conosco il come, altrettantemente sono state messe a maturare come il far organico prima definito. e sono due espressioni organiche di opposte facciate. lo confesso perchè sono sicuro di averlo capito. è quanto questo mi faccia sproporzionatamente voglia di creare non lo posso spiegare..è così interno! e poi tra il dentro ed il fuori ne sono arrivate così tante di sensazioni e teorie che non potrei più reggere il confronto con te..devo stendermi.
Luglio 3, 2009
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